Sisyphus
(Sisifo)

1992, installazione

Qualcuno si avvicina a Sisifo e quest’ultimo, azionato da un rilevatore di movimenti a infrarossi, inizia automaticamente a funzionare per qualche secondo. Una pellicola super 8 scorre dalla bobina attraverso un proiettore modificato privo di otturatore. Il film viene proiettato su un muro a velocità rallentata. Dopo essere uscita dal proiettore, la pellicola passa direttamente in un frullatore e viene polverizzata. Mentre vorticano nel frullatore, i frammenti di pellicola vengono offerti un’ultima volta agli occhi dello spettatore tramite una seconda lampada di proiezione. Il materiale usato è composto da immagini trattate chimicamente e da originali dalla produzione dell’autore.
Con Sisifo il film subisce un passaggio radicale da oggetto che può essere conservato a irripetibile evento sacrificale. L’illusione delle immagini è sostituita dalla presenza del materiale. Il granulato così prodotto viene successivamente mescolato con della colla. Poco a poco Sisifo viene soffocato da questo materiale.

Das Galaktische Zentrum
(Il centro galattico)

1993, installazione
musica: T. Köner

Tre proiettori vengono installati ai vertici di un triangolo equilatero sul pavimento della stanza. Sono come telescopi puntati verso il cielo. Davanti agli obiettivi si muovono dischi rotanti che ritmicamente lasciano passare il fascio di proiezione. Le tre proiezioni si incontrano al centro del soffitto, dove si dissolvono l’una nell’altra pulsando armonicamente. Ne emergono immagini cosmiche, accompagnate da sequenze astratte, che tornano sempre a precipitare nell’oscurità.
Gli anelli di pellicola percorrono la stanza dal pavimento al soffitto al pavimento formando una sorta di vela. Così facendo passano davanti a un tubicino da fleboclisi dal quale ogni minuto cade sull’emulsione una goccia di sostanza chimica che ne corrode l’argento. In questo modo si determina un progressivo processo di dissoluzione dell’immagine, il cui risultato si può osservare sul pavimento grazie a grandi lenti d’ingrandimento.
A partire dal 1996 Das Galaktische Zentrum si arricchisce grazie alla collaborazione di Thomas Köner. Con la colonna sonora della perforazione della pellicola egli crea una densa nube sonora, che aleggia su tutta la stanza assumendo contorni sempre nuovi grazie a leggere oscillazioni del sistema complessivo. La formazione di stratificazioni di sali e di granulato determina inoltre locali eventi sonori, suoni sommessi che raschiano ritmicamente e riflettono le qualità delle materie prime.
Das Galaktische Zentrum è un laboratorio. All’inizio si aprono i rubinetti della flebo: l’esperimento può cominciare. L’andamento dell’installazione è determinato dai fenomeni del processo in azione; le parti nere dell’immagine vengono dissolte punto per punto. Le particelle in sospensione nell’emulsione si raggruppano sul supporto dell’immagine in costellazioni sempre diverse. Tutto il processo è percepibile e si presenta come rappresentazione del tramonto del macrocosmo e contemporanea rinascita del microcosmo. Il film – e il suo apparato quale medium – svela le sue proprietà. Lo si può guardare, ascoltare e persino annusare – lo si vede addirittura invecchiare rapidamente! E nel contempo il film sprigiona un flusso di immagini in continua trasformazione, cancellando completamente i confini tra distruzione e creazione

Pulsar

J. Reble, 1996, installazione

 

Pulsar è uno strano oggetto cosmico, che con un certa regolarità emette luce e suoni. La luce, originatasi al centro, viene poi rifratta da un prisma e proiettata sul soffitto. L’anello di pellicola proiettato attraversa il cerchio colorato e con la propria perforazione produce il sonoro: segnali ritmici che vengono diffusi da due altoparlanti disposti lateralmente. In tal modo vengono eccitate stratificazioni di sale e di granulato per pellicola.

 

 

Aszendent – Entwurf für ein Kino mit Extremen der Bewegung und des Lichtes
(Ascendente – Bozza per un cinema con estremi di movimento e di luce)

1998, installazione

Nella cabina di proiezione si trova un proiettore modificato: la velocità è ridotta da 24 immagini al secondo a mezza immagine al minuto, che significa all’incirca un rallentamento di tremila volte. Il diaframma a bandiera e la griffa vengono eliminati. Così la pellicola avanza con un movimento continuo, non interrotto da fasi oscure. La lampada di proiezione è fortemente attenuata.
La pellicola proiettata mostra il drappeggio di un quadro astratto, dipinto a mano, che si estende senza interruzioni su tutta la lunghezza della pellicola. La molteplicità di strati sovrapposti di colori e di sali fatti seccare nell’emulsione fornisce una rappresentazione della bizzarra ricchezza di forme delle particelle più piccole, che si sono depositate formando miniature di paesaggi vellutati. Le sostanze sono versate in una resina sintetica trasparente. Una scorta di sessanta metri di pellicola è sufficiente per una proiezione di 260 ore.
La proiezione del film pensata come corteccia cerebrale srotolata come una spirale, sfoglia lentamente, ma con continuità, le sue strutture: archetipi che sono nascosti nei motivi e nelle pieghe del materiale sfilano con un movimento verso l’alto appena percettibile. Con questa scarsa intensità luminosa l’occhio, come piano intermedio tra fenomeno esterno e mondo interiore delle immagini, può rilassarsi completamente, come in un sogno. Le sensazioni del muovere ed essere mosso, del sogno e della realtà entrano in oscillazione e si confondono. Ne nasce un vortice allucinogeno, che fa saltare completamente i limiti di questi campi di percezione.
Lo spazio ottimale per questo tipo di proiezione è il cinema classico: una parete bianca per la proiezione, tutte le altre nere. Allo spettatore si deve dare la possibilità di immergersi in questo spazio per tutto il tempo desiderato. Una simile esperienza-limite di luce e movimento si fa interessante solo dopo 5-10 minuti, quando l’occhio si è abituato a queste condizioni estreme.

Anaglyph

T. Köner e J. Reble, 2000, installazione

Film (chimica/sviluppo/luce/proiezione): Jürgen Reble
Suono (registrazione/flusso elettrico/filtro/proiezione): Thomas Köner


Anaglyph è un’installazione concepita in occasione de “Lo spazio sospeso” da allestire all’interno del Duomo delle Officine Grandi Riparazioni.
Si tratta di una proiezione stereoscopica di luce e suono che si sviluppa nello spazio. Sullo schermo, teso come una vela, il lento alternarsi di coni di luce produce delle strutture a partire dalla sostanza molecolare del film: sali, grana e coloranti. Simultaneamente anche a livello acustico la natura del film e del suo apparato viene scandagliata: il suono delle vibrazioni del proiettore e del crepitio delle sostanze in azione viene registrato, amplificato, elaborato elettronicamente e reso esperibile.